Diego Pezzotti

Diego Pezzotti, nasce ad Iseo (BS) il 06 settembre del 1977.
All’inizio degli anni ’90 frequenta l’Istituto d’Arte “Caravaggio” a Brescia, conseguendo il diploma di Maestro d’Arte e la Maturità in Arte Applicata, ottiene successivamente il diploma di Decorazione presso l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano nel 2001.
L’interesse per la pittura nasce da una precoce attenzione alle Avanguardie Storiche, dalla Metafisica di De Chirico, al Futurismo di Boccioni e Severini e al Cubismo di Picasso, con una forte considerazione anche all’essenzialità espressiva tipica delle arti tribali.
Proprio lo studio delle tendenze più moderne in pittura lo influenzano a partire dall’anno 2003. Grande ispiratore e maestro spirituale è stato il pittore ungherese Victor Vasarely, scomparso nel ’97, vero maestro dell’Optical Art, l’arte ottica e programmata.
Parallelamente all’attività di pittore, svolge anche quella di decoratore.
Nel 2005 nasce la dizet DECO’ dove si realizzano decorazioni di qualsiasi periodo storico, su esterni, interni e anche su mobilia, con materiali e supporti diversi di pregiata qualità, con disegni e tecniche originali; trompe l’oeil una tecnica decorativa attuabile con diversi materiali che rende tridimensionale la superficie piana ingannando l’occhio e aprendo spazi nuovi; l’imitazione di marmi e legni pregiati attraverso tecniche pittoriche, ma anche con materiali diversi e su qualsiasi supporto; la doratura, un’arte che permette di rendere superfici povere simili a lamine d’oro. Si ottiene utilizzando sottilissime foglie di oro vero o simil oro (o in alternativa argento o rame) applicate con tecniche miste (bolo, missione); il mosaico dal tipo classico al moderno con tecnica diretta o a rovescio su carte e con l’utilizzo di vari materiali (marmo, paste vitree, ceramica, laterizio…).
Volete soluzioni personali per la progettazione d’oggettistica d’arredo su misura per la Vostra casa? La dizet DECO’ progetta qualsiasi tipo d’artigianato oggettistico in base alle Vostre personali esigenze per mezzo di schizzi grafici e bozzetti colorati, con preventivi gratuiti.

dizet DECO’ di Diego Pezzotti
Via Cavalli 3a, Iseo BS.
Cellulare: 338 9085570
E-mail : dizetdeco@libero.it

 

GALLERIA FOTOGRAFICA

  

Rocca Martinengo

Guardando con attenzione la dislocazione delle fortificazioni poste sul Sebino, é possibile osservare la differenza tra le numerose difese sulla sponda bergamasca,rispetto alle poche su quella bresciana.In effetti ,discendendo la valle,arrivati a lovere,non si poteva proseguire via terra verso sud,a causa delle pareti a strapiombo roccioso sul lago.

rocca martinengo

L’unico percorso possibile era o per la valle Cavallina, o sulla sulla sponda bergamasca aggirando lo strapiombo roccioso da Solto Collina.
Per questi motivi fu’ scelto come punto per l’erezione del castello Oldofredi nel XIV secolo uno sperone roccioso rivolto sulla sponda bergamasca ,di fronte a Tavernola, da dove era possibile controllare tutto il lago da nord a sud.Il castello che si erige sopra il golfo di Sensole,tra Peschiera e Siviano,é uno dei monumenti piu’ caratteristici del posto.Lo spicchio murato si abbassa sopra l’abitato di Sensole:serviva ad evitare sorprese e poteva accogliere la popolazione.

Il castello non sorgeva nel punto piu’ alto dell’ isola,gia’ occupato dal Santuario della Ceriola, e non si preoccupava di controllare la sponda bresciana in quanto anche questa, come Peschiera, dove vi era il castello, era sotto la giurisdizione degli Isei poi Oldofredi, e da essa non potevano venire offese.Non si sa quando i Martinengo acquistarono la rocca, ma si puo’ suppore che sia stato Antonio Prevosto attorno alla meta’ del secolo XV.

In quel secolo si puo’ ricordare la grande rovina degli Oldofredi a causa della loro amicizia con i Visconti,con la necessita’ per essi di vendere ,metre al contrario i Martinengo per i servizi resi alla Serenissima, appena piantata nel bresciano ,potevano avere grandi possibilita’.

Dopo il 1427 quando il territorio bergamasco passo’ sotto Venezia,la funzione difensiva della rocca meno ,fu’ ridotta alla funzione palazzo.Cosi fan supporre le cornici e le loro montature nelle finestre e nell’ ampio portale scolpiti in pietra di Sarnico, fino allora mai usata sull’isola.Quest’opera compiuta forse dal valoroso Girolamo o ancora prima da suo padre Antonio II.

Rocca Martinengo – Menzino

Ma in seguito pur essendo stato modificato , l’edificio non dovette essere di grande gradimento per i signori.Questi se avevano qualche periodo di tranquillita’ con la loro famiglia erano piu’ comodi ad andare in belle ville della bassa, nel castello di Padernello o nella grande corte del Cannello presso Bagnolo. Questa dimora in un isola lontana dal mondo, senza terreni adiacenti ed anche dai loro diretti interessi,fu’ cosi abbandonata. Dalla fine del 500 sara’ denunciata nelle loro polizze come “rocchetta mezzo rovina”.

Passando cosi dopo la morte dell’ultimo dei Martinengo(Padernello, Girolamo silvio “1753-1833”) alle cugine Molin, in seguito agli erdi Salvadego e Pancera di Zoppola.
Montisola nelle divisioni ando’ a Salvadego che pero’ lasciarono andare il castello in rovina

… Oggi il castello si presenta’ su base quadrata, imperniato attorno ad un’imponente torre a pianta circolare e base scarpata, origine e fulcro del castello, con il lato verso monte adibito a residenza, tutto costruito nel secolo XV tra due torri di spigolo a base tonda, sopra il cortile , tutto agibile al primo livello.

Ma per tre lati sopra il cortile c’erano solo tre muri alti due livelli, con un cammino di ronda al secondo. Adesso in questo secolo con il castello all’abbandono e pericolante un tipico temporale di forte entita’ “sarneghera” ha fatto crollare il muro di fronte alla parte abitativa.

Veduta sulla Rocca Martinengo e la località di Sensole

Guardando l’edificio dall’alto si puo’ scorgere un importante elemento costituito dallo spicchio murato del colle, che scendeva fin quasi sopra il paese di Sensole, come possibile protezione o come rifugio per la popolazione in caso di pericolo.Ogni castello nasce con torre di avvistamento, e di segnalazione, che si protegge poi con un muro distnziatore cui in seguito si addossano le costruzioni e Montisola ne e’ un esempio chiaro. La torre cilindrica , a base troncoconica , era impiantata sulla roccia al piano dell’ odierno circuito al primo livello, coperto dal cortile in un secondo tempo. Danna pianta al piano del cortile si vede il rivellino con il ponte levatoio in corrispondenza all’ ingresso cinquecentesco laterale, il lato squarciato dalla “Sarneghera”, quello con il piano inclinato al piano inferiore , percorribile anche dagli animali o da eventuali armi pesanti , poi il secondo livello della torre e la zona aggiunta per il soggiorno del signore.

La scala interna della torre partiva dal cortile e giungeva al piano delle stanze e del cammino della ronda.Dal verso del rivellino era l’unico accesso pedonale per avvicinarsi al castello,che si parte dalla strada che porta alle prime case di Sensole.La scritta “EX ALTO” e’ incisa su di una trabeazione sostenuta da due lasene affiancate al grande portale in pietra di Sarnico costituito da bughe molto ampie A questo portale si arrivava tramite un ponte levatoio che permetteva di oltrepassare una strettoia ata circa 3metri, posta fra la del castello e un piccolo mastio con merlatura. In parte al portale c’e’ una grossa feritoia, quasi una cannoniera.

Nel lato a monte si notano con facilita’ le finestre esistenti,senza contorno al trzo livello, mentre al secondo quelle rinascimentali e le nuove finestre restaurate ,dove non erano previste aperture e nemmeno delle feritoie. Su questo piano c’erano delle “belle stanze”. In alto c’e’ un accenno di merlatura tutta sbirciata.

Chiesa di San Michele Arcangelo

E’ la Parrocchia di Peschiera Maraglio sin dalla rettoria nel sec. XVI, staccata dalla Pieve di Sale Marasino; venne ricostruita sulle rovina della chiesa precedente nel seicento; consacrata poi nel 1648. Giuspatronato Foresti dal 6/5/1514, ottenuto dal rettore don Forestino Foresti che con testamento nel 7/2/1515 “chiamò i suoi eredi e successori all’esercizio del giuspatronato i fratelli Oldofredi e Marco Angelo di Teobaldo Oldofredi” (Guerrini 1932), suoi nipoti; la famiglia Oldofredi ha esercitato il giuspatronato fino a pochi anni fa; nel (1999-2000) venne restaurata sia all’interno che all’esterno, come il campanile.

LA FACCIATA

E’ a due ordini e timpano triangolare liscio, con al disopra una croce in metallo, alla fine di una scalinata in marmo di Sarnico di sette gradini a sezione piramidale: questa è tripartita da coppie lasene che non giungono a modanature a fascia.

I L PORTALE (XVII sec)

In marmo di Sarnico lineare, è decorato da lasene tuscaniche con i bordini definiti da longanature, cornice con mondanatura d’astrangelo, timpano triangolare spezzato a due blocchi che racchiude un dado che riporta la scritta: FESTE. DI . VOTO/ S. FABIANO. ET SE / BAST.LA MAD. DEL/ NE E. IL GIOR. DEL/ IESV. S. PANTAL./ S. ROCCHO/ S. CARLO

LA PORTA è in ebano e reca due eleganti cornucopie in altorilievo. Il fatto che non sia citato l’Arcangelo San Michele è misterioso; dato il fatto che è il titolare della chiesa; però il portale potrebbe essere di una chiesa esistita in precedenza.

IL CAMPANILE (XVII sec )

é intonacato con delle specchiature , archi a pieno centro della cella CAMPANARIA che si erge fra mondanature aggettati in muratura.

L’INTERNO

E’ ad una navata con volta a botte, la cappella maggiore con cupola, è decorato riccamente con degli stucchi: lasene con capitelli compositi, fregio con festoni e modanatura a bastoncino multiplo, cornicione con mondanatura a dentello, motivi floreali, cornici mistilinee, semicircolari, ogivali intorno a numerosi affreschi che abbelliscono tutta la parrocchia.

Isola di Loreto

Isola di Loreto
Isola di Loreto vista da Montisola

La piccola Isola di Loreto si trova a nord di Monteisola Ora di proprietà privata, è abitata da molti secoli. Gabriele Rosa vi notò “ruderi di mura e di due torricelle quadrate”, che sono i resti di antiche fortificazioni. Alla fine del XV Sec l’isola diventò proprietà delle Suore di S.Chiara che erano parte del monastero di Brescia, facendo così ergere un convento. Nel 1580, i tempi in cui S.Carlo Borromeo doveva portare visita al convento.

Le Clarisse era già andate via dall’isola ma come si sa vi aveva preso dimora un eremita, di nome Pietro il quale, aveva aperto una scuola per fanciulli abusivamente e che fudiffidato dal Santo a proseguire. Notata dal Rosa sull’isola abbandonata “le vestigia di cappelletta volta ad oriente, come si usava prima del 1500″ (Rosa, 1892)”
Nel 1910, era già stato costruito un castello in stile neogotico dal cav. Vincenzo Richieri, che intorno ad esso aveva fatto crescere un magnifico parco di conifere, con il porticciolo e due torricelle.
L’isola è presente nella mappa censuaria di Siviano, con il n 1470 con una superficie pari a 35 aree e con una rendita censuaria di £3.47. Questa era di proprietà della Duchessa Felicita Bevilacqua La Masa, ed un tempo faceva parte dei premi di una grande Lotteria, che poi venivano trasformati in denaro grazie ad una convenzione colla Banca Nazionale. Una volta morta la Duchessa , l’isola diventò dell’erede L’O.P.

L’asilo di Quite Bevilacqua La Masa, che aveva sede a Verona, che con un atto il 9/10/1900 ne fece vendita al comm. Vincenzo Richeri, capitano di vascello nella R.Marina e marito della Signora Giannina Zirotti di Sale Marasino. Il compratore eresse sull’isola un’elegante villa, dove vi è una collezione di belle, ricche ed antiche medaglie, che furono trovate durante gli scavi per ereggere l’elegante edificio. Da un’insenatura con due torrette faro, si risale alla villa che ha una pianta rettangolare ed è alta due piani. La villa è di aspetto molto suggestivo grazie alla sua torretta, alle merlature, a muri di pietra chiara ed ad una visione prospettica che si può godere dal lato, dato che si erge su di uno scoglio a strapiombo sul lago.